.
Annunci online

  astrodani Upon the Sky
 
Concert
 


Strumentazione

Il telescopio:

Celestron C8 su montatura cg5 motorizzata su entrambe gli assi.

Gli oculari:

Celestron E-lux 25mm, Stellarvue Super View 15mm, Celestron X-Cel 8mm.

Il binocolo:

Zenith 7x50.
---------

Giriam giriamo attorno al Sole,

attorno alla Terra la Luna s’avvita.

Non moriamo di morte noi,

ma di capogiro perdiam la vita.



18 ottobre 2005

16/10/05 - Gli Shadowline aprono i The Others.

Conosco gli Shadowline da un paio di annetti da quando un mio amico iniziò a suonarci insieme. Ricordo ancora quando parteciparono ad una serata “No slappers” al Qube (locale romano): a differenza di allora adesso “spaccano” un casino!

Il gruppo principale invece sono stati gli inglesotti “The Others”. Il loro pseudo rock-punk tutto urla è stato abbastanza orrendo…   ma vabé!













permalink | inviato da il 18/10/2005 alle 12:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


11 ottobre 2005

09/10/05 - Stephen Malkmus & The Jicks al Circolo degli Artisti a Roma.

Fumo d’incenso e il rock melodico un po’ jazz dei romani “Punch & Judy” ad aprire il concerto di Stephen Malkmus al Circolo degli Artisti di Roma. I tre ragazzi, con alle spalle partecipazioni al Heineken jamming festival e ad Arezzo Wave, non è la prima volta che salgono sul palco del Circolo. Per quasi tutta la loro prova (una buona mezz’ora) l’attenzione è stata focalizzata principalmente sul batterista che risulta essere uno dei punti forti del gruppo. Dinamico sull’orlo della follia, in certi passaggi si è scatenato suscitando ilarità per la simpatia e le faccine che riesce a fare mentre batte sul suo strumento. Ma non si è trattata solo di buffoneria anzi…   è un musicista davvero bravo. Incapace di stare fermo sembra quasi che voglia suonare la batteria con tutto il corpo. Andando a spulciare in giro per la rete si scopre che i “P&J” hanno suonato minimo altre due date nel locale, una delle quali acustica. Peccato averli incontrati solo adesso; uno si aspetta un gruppo spalla un po’ così e invece i “P&J” si sono rivelati una piacevolissima sorpresa. Nota di rammarico sono stati, come spesso accade ai gruppi spalla, i soliti problemi tecnici. Poco dopo arriva sul palco Stephen Malkmus con la sua band “The Jicks”. Al terzo lavoro da solista, “Face the Truth”, continua la sua evoluzione musicale che partì nei primi anni novanta con uno storico e rinomato gruppo che molti conoscono ma di cui non citerò il nome; é un po’ scocciante infatti essere presentati in giro sempre come l’ex leader di una band ormai sciolta da tempo. Malkmus, volente o nolente, resta comunque troppo legato ad un passato che vanta ancora oggi una nutrita schiera di fan accaniti e puntigliosi. L’artista odierno è molto più scanzonato e ama contaminare le sue canzoni con suoni elettronici. Il tutto innestato in brani che vanno dal pop all’indie cambiando spesso direzione e lanciandosi in sentieri davvero imprevedibili. Molleggiato quanto basta e con una voce chiara e pulita sa tenere bene il palco e sa entusiasmare con la ballabile “pencil rot” oppure  incantare con la melanconica “freeze the saints”. Aiuta il batterista John Moen (che indossa una maglietta delle mitiche Sleater Kinney!) a suonare i piatti utilizzando il manico della chitarra, mima alcuni diretti e ganci da vero boxer e non esita a venire incontro al pubblico suonando una canzone su richiesta. I Jicks, da parte loro, sono una band piacevole e che ci sa fare. In particolare il chitarrista-tastierista Mike Clark riesce a gestire bene il suo doppio ruolo mentre la bassista Johanna Bolme spesso si ritrova a ridere per le stramberie di Malkmus. Una nota gradita, che però esula dal concerto, è il rinnovo del Circolo degli Artisti: oltre ad una ristrutturazione generale il palco è leggermente più alto e spazioso…  adesso si che centreranno bene i Broken Social Scene!












permalink | inviato da il 11/10/2005 alle 14:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


29 settembre 2005

28/09/05 - The Raveonettes al Circolo degli Artisti a Roma.

Le danesi sono belle gnokkette!   In particolare la cantante dei Raveonettes, gruppo carino ma magari un pò ripetitivo in certe song...   Ecco alcune fotine della serata.
















permalink | inviato da il 29/9/2005 alle 18:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


22 settembre 2005

19/09/05 - Dredg al Transilvania Live di Milano.

In molte delle loro canzoni i Dredg riescono a donare una certa sacralità all’ambiente in cui si disperdono. Una sorta di litania pentecostale che parte avvolta nella nebbia (milanese questa volta) e lentamente si dipana fino ad esplodere in un poderoso muro di suono come per diverse hit presentate in questa data. Un concentrato di energia, eleganza e bravura tecnica difficilmente reperibili tutte assieme su un unico palco.L’unica pecca che si può riscontrare è che il tutto è durato un po’ pochino; una scaletta decisamente esigua per i fan giunti da chissà da quale città per assistere all’unica data italiana del tour europeo dei Dredg. Ma sarebbe comunque da rifare 100 volte per quanta ne è valsa la pena. Gavin Hayes piegato sul suo strumento, imperlato di sudore con lo sguardo vivo e concentrato mentre produce distorsioni e arpeggi “lavora” sulle corde con le mani, una bacchetta, uno slide e una piccola tronchesi che di tanto in tanto usa per disfarsi dei fili che si spezzano. Regala a chi lo ascolta momenti di pura estasi e di caos apparente immerso in linee melodiche a volte misticheggianti, come nell’intro di the canyon behind her, altre invece epilettiche come in it only took a day oppure in bug eyes. Sul palco sembra più grande che a parlarci di persona; lo sforzo che compie, il suo ondeggiare e stringere forte i pugni sul microfono quando si rialza e ritorna a cantare dopo un intermezzo strumentale forse lo fanno apparire più dilatato… a volte addirittura immenso ma comunque sempre estremamente presente. Alla sua sinistra, alla chitarra, c’è Mark Engles che appare, concentrato e preciso nell’utilizzo della variegata strumentazione ai suoi piedi, il più tranquillo del gruppo. Più energico è il bassista Drew Roulette  che fa cose davvero fichissime; ad un certo punto durante Sang Real (se ricordo bene) tira fuori di tasca un Ipod e lo usa per metter su un effetto particolare. Cadenza gli stacchi di alcune song con urla, usa un distorsore vocale, tirato fuori la prima volta da Gavin per le grida in the tanbark is hot lava, in alcuni passaggi; oppure si perde dietro un pomello del basso…  Dino Campanella, alla batteria e tastiera, è il più scatenato dei 4. Autentico mostro di potenza, alza le bacchette in aria ed esplode nei suoni sensazionali che caratterizzano l’ultimo disco Catch Without Arms. Non esista comunque a rallentare il ritmo delle percussioni proiettando i presenti nei delicati e geniali passaggi delle canzoni tratte da El Cielo. Ed è proprio lui, assieme a Mark e Drew, a chiudere il concerto. Dopo la mitica Yatahaze, l’unica canzone tratta dal primo disco Leitmotif, Gavin infatti esce di scena definitivamente lasciando i tre soli sul palco. Come nel disco originale parte l‘intermezzo 90 hr sleep: Campanella suona la batteria ma ad un certo punto i ragazzi dello staff cominciano a smontargliela da sotto le mani finché non avendo più nulla a disposizione passa a suonare la tastiera. Mark invece si siede per terra continuando a pizzicare delicatamente le corde della chitarra mentre Drew, con le spalle rivolte al pubblico, si dedica ai suoi effetti con il basso. I Dredg, sempre persi nell’instancabile ricerca della sperimentazione musicale ma senza mai superare l’eccesso, si meriterebbero di buon diritto gli onori occorsi ad altri gruppi più famosi. Forse chissà, la loro musica è un po’ troppo particolare e solo i palati fini riescono ad appassionarsene anche se con l’ultimo lavoro si sono sicuramente resi più accessibili. Quando ormai quasi tutto è stato smontato ed il locale è semi-deserto riesco ad andare nel backstage (più che backstage eravamo accanto al furgone dove venivano caricati gli strumenti eheh) con un paio di amici e a scambiare qualche parola con Drew e Gavin. Quest’ultimo resta stupito dal viaggio che abbiamo fatto per andarli a sentire…   ma come ho detto ne è valsa decisamente la pena. Ad aprire il concerto sono stati i livornesi JustineDusk. Ragazzi simpatici giù dal palco e molto bravi sopra. Propongono una musica gradevole ed accattivante…   senz’altro da da riprovare se passano a Roma! Beati loro che come gruppo emergente hanno avuto la possibilità di dividere il palco con i Dredg!




permalink | inviato da il 22/9/2005 alle 2:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

sfoglia     settembre       
 

 rubriche

Diario
News
Recensioni
Concert

 autore

Ultime cose
Il mio profilo

 link

Astroclub Ostia
Rocklab

Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0

Feed ATOM di questo blog Atom